Il catrame dei vichinghi

Nel mio ultimo libro, Il retaggio perduto dei vichinghi (Cerchio della Luna, 2019), ho dato conto anche delle ultime scoperte archeologiche riferite ai popoli del Nord. Tra le altre cose notevoli, anche quelle divulgate dall’archeologo Andreas Hennius dell’Università di Uppsala, in uno studio pubblicato nel 2018 sulla rivista Antiquity, che ha raccontato degli scavi compiuti nella parte orientale della Svezia, in un’area boschiva a nord di Uppsala, ove sono state rinvenute strutture a imbuto usate per la produzione di catrame di legna.

 

 

L’archeologo Andreas Hennius dell’Università di Uppsala

L’analisi del radiocarbonio eseguito su queste grandi fosse, usate ripetutamente anche per produrre carbone (un sottoprodotto della lavorazione del catrame), ha restituito datazioni oscillanti tra 680 e 900 d.C., suggerendo un impiego continuo attestato all’VIII secolo, come confermato anche dalle datazioni ottenute con la tecnica della termoluminescenza.

Il passaggio a una produzione di sostanze bituminose e resinose organizzata su larga scala nelle aree boschive, è associato principalmente allo sviluppo dell’edilizia navale vichinga, con nuove tecniche di costruzione, rivestimento degli scafi e l’introduzione della vela (il cui trattamento prevedeva grandi quantità di pece in miscele con grasso e altre sostanze resinose, in quanto necessitavano di un rivestimento sigillante da applicare sul lato anteriore), ma anche a un importante commercio di queste materie prime, che giungevano nei terminali delle reti commerciali.

In Scandinavia, ancora oggi, si produce catrame di legna seguendo il procedimento probabilmente usato anche dai norreni.

In Norvegia, per esempio, sono state trovate numerose corde di canapa trattate con catrame. Un sito associato alla manutenzione delle imbarcazioni, è stato trovato a Herrebro in Svezia, alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Anche nei siti vichinghi sorti accanto ai principali corsi d’acqua russi, sono emerse chiare testimonianze dell’uso di catrame, soprattutto per rivestire le imbarcazioni: per esempio quello del porto di Gnezdovo sul fiume Dnepr, ove sono riemersi due pozzi di catrame a forma di imbuto risalenti al X secolo, associati a carico, scarico e manutenzione delle navi vichinghe.

A Vyplozov sul fiume Desna in Ucraina, gli scavi hanno rivelato nella ceramica frammenti con tracce di catrame proveniente dai fossati che dovevano servire come punti di ancoraggio per le navi dell’epoca vichinga.

Infine, tracce di catrame sono state recuperate anche nei bacini portuali di Birka e Hedeby.

La mancanza di tombe o prove di insediamenti vicino alle fosse di catrame della foresta, suggerisce che la produzione era gestita dagli insediamenti agricoli situati nelle valli fluviali, come dimostra la correlazione tra i siti di produzione di catrame e le aree di occupazione stagionali utilizzate anche per il pascolo degli animali.

Dalle aree di produzione del catrame, la preziosa materia prima raggiungeva luoghi di smistamento sulla costa del Mar Baltico (Karlholm e Skarplinge), utilizzando probabilmente il trasporto fluviale, anche se al momento non risultano scavi archeologici probanti.

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