Vichinghi, la storia delle corna

L’ultimo libro che ho scritto, “Il retaggio perduto dei vichinghi” (Cerchio della Luna, 2019), si discosta parecchio dalla precedente produzione, poiché fino a quel momento avevo scritto solo di preistoria, storia antica e archeologia. E’ stata quindi una vera e propria sfida narrare delle gesta dei vichinghi, argomento fra l’altro estremamente ostico, ma ha rappresentato quasi una sfida, oltre che un atto dovuto, poiché scorrendo la copiosa pubblicistica sul tema mi ero accorto che non tutto era stato sviscerato nel modo corretto. Come per esempio la questione delle corna, di cui parlo in questo breve articolo che vi propongo oggi.

 

Regis Boyer ricordava che «[…] esiste un irrimediabile mito vichingo che falsifica da un buon millennio pressoché tutte le nostre opinioni sul tema. Prendiamo un esempio che può sembrare banale: i vichinghi non hanno mai portato l’elmo con le corna, un copricapo di tipo probabilmente rituale che potrebbe risalire all’inizio della nostra era, circa ottocento anni prima del primo vichingo. Ma dai testi latini del XVII secolo ai nostri fumetti e cartoni animati non c’è vichingo senza il suo bell’elmo con le corna! Eppure nessun archeologo ne ha mai trovato uno».

In tutto ci rimangono di quel periodo solamente un paio di rappresentazioni, in cui gli elmi sono raffigurati con protuberanze che assomigliano a corna di animali o serpenti. Davvero troppo poco, se consideriamo la completa mancanza di tali caratteristiche negli elmi finora rinvenuti nelle sepolture. Inoltre, un tale copricapo sarebbe stato solo d’impiccio per i guerrieri imbarcati sulle navi.

L’elmo vichingo del X secolo rinvenuto a Gjermundbu, conservato al Kulturhistorisk museum di Oslo (NTNU Vitenskapsmuseet)

Se proprio di elmi con le corna vogliamo parlare, occorre tornare indietro di almeno duemila anni, poiché proprio all’Età del bronzo risalgono gli unici simili manufatti rinvenuti. Non v’è comunque certezza che questi fossero utilizzati in battaglia.

L’elmo che indossavano i guerrieri vichinghi era di forma conica, realizzato con il cuoio e rinforzato con legno e metallo, mentre quello dei condottieri era interamente di ferro: un esemplare del genere, nella sua completezza, risalente al X secolo, è stato rinvenuto a Gjermundbu in una fattoria di Ringerike in Norvegia.

Altri ritrovamenti del genere non ce ne sono, probabilmente per i materiali deperibili con cui erano generalmente costruiti gli elmi dei guerrieri.

Eleonor Parker

Anche la storica Eleonor Parker ha qualcosa da ridire, stavolta sull’usanza dei vichinghi di bere nei teschi dei nemici uccisi in battaglia: «Un’immagine impressionante che, per quanto storicamente del tutto falsa, ogni tanto si incontra ancora oggi». Infatti la leggenda si rifà esclusivamente a un poema in cui si parla di un corno potorio, la superficie curva dei crani animali, che i lettori dell’epoca fraintesero. Una credenza popolare ben radicata è anche quella della considerevole altezza dei vichinghi, così come tramandata nei secoli dai cronisti medievali.

Gli studi contemporanei hanno invece chiarito che l’altezza dei norreni non si discostava da quella degli anglosassoni dell’epoca, ricompresa tra un metro e settanta e nemmeno un metro e ottanta. Probabilmente l’erronea interpretazione può essere legata al fatto che Franchi e Germani fossero leggermente più bassi, mentre le genti stanziate nel bacino del Mediterraneo, effettivamente, scontavano dai vichinghi diversi centimetri.

Un altro stereotipo da sfatare è senz’altro quello della ferocia dei vichinghi. Nell’epoca in cui vissero gli Uomini del Nord, tutta questa violenza poteva anche sfuggire, visto che anche gli altri popoli praticavano regolarmente, non solo in battaglia, ogni tipo di nefandezza. Quel che va tuttavia evidenziato è che i vichinghi si distinguevano in battaglia, rispetto agli altri, per l’efferatezza non comune con cui annientavano gli avversari, fossero questi soldati, monaci, donne o bambini.

Un’ultima questione ancora da dibattere è legata alla supposta scarsa pulizia dei vichinghi. A parte gli scritti dei cronisti dell’epoca, che probabilmente si erano fatti dei norreni un’idea piuttosto distorta, gli scavi archeologici hanno permesso di rinvenire nei sepolcri alcuni manufatti che dovevano funzionalmente servire proprio per la cura della persona: pettini di osso, pinzette, rasoi e cucchiaini per le orecchie. Sappiamo inoltre che i vichinghi facevano uso del sapone, che producevano con l’olio dei frutti dell’ippocastano, utilizzato dagli uomini anche per schiarire barbe e capelli.

Per chiudere il cerchio, non resta che ricordare che in Inghilterra i vichinghi erano addirittura additati dai locali come maniaci della pulizia corporale: avevano infatti l’abitudine di fare il bagno una volta alla settimana e il sabato era denominato in norreno “laurdag”, cioè il giorno della pulizia.

 

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